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L'Europa nell'età della politica industriale

MILANO – L’Unione europea, proprio come il resto del mondo, sta affrontando enormi difficoltà sul fronte economico. Ma mentre altre economie importanti, come la Cina e gli Stati Uniti, hanno la possibilità di utilizzare le loro politiche industriali al fine di contrastare le sfide che si trovano davanti, l’UE deve fare i conti con diversi ostacoli strutturali.

Nel contesto attuale, la crescita economica dell’UE è lenta e in fase di ulteriore decelerazione, con alcune economie dell’Unione che registrano una prestazione peggiore di altre. Non aiuta poi che i fattori di spinta della crescita delle esportazioni stiano vacillando, in parte a causa della maggiore competizione da parte della Cina che si sta invece muovendo rapidamente all’interno dei principali settori industriali come quello dei veicoli elettrici.

Inoltre, se da un lato l’impegno dell’Europa finalizzato a ottenere una posizione di leadership a livello mondiale nell’ambito del contrasto al cambiamento climatico e del processo di transizione energetica potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo nel lungo termine, dall’altro al momento risulta essere un ostacolo economico (e continuerà ad esserlo nel medio termine). Cio è dovuto principalmente alla protratta predominanza nelle esportazioni dei settori industriali ad alto tenore di carbonio e alla guerra in Ucraina che ha peggiorato il contesto aumentando i costi energetici e obbligando l’UE a diversificare le fonti di energia rispetto ai carburanti fossili russi, con un processo molto costoso. Di conseguenza, i prezzi del carbonio in Europa sono ora ben più elevati rispetto a qualsiasi altra regione.

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